PRESS “EROTOMANIA” 2007

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“Erotomania: l’autolesionismo erotico-musicale e il cuore nero dei Marigold”
Rockshock.it

Prodotto da Amaury Cambuzat degli Ulan Bator, “erotomania” sintetizza noise e rock dal taglio sperimentale in un abbraccio sonoro lungo nove tracce. Il trio…si muove su territori musicali inquieti e deraglianti dove le note diventano taglienti e le atmosfere fuligginose. Ed allora ecco sfilare l’acida “orgy”, la tormentata “voices”, l’ipnotica e circolare “mongolia” per un festival di suoni emotivamente densi e mai banali. Curato nei minimi dettagli l’esordio sulla lunga distanza degli abruzzesi lascia il segno per la personalità espressa e la varietà di colpi d’attacco esibita.
Alessandro Bonetti 7/10
Rockerilla

“È un inno alla decostruzione più cupa, il disco più estremo che potete trovare in giro in questo momento…un delirio organizzato al buio per il buio, dove coabitano coattemente forze ammalianti di chitarre straziate, fruscii e tensioni che esaltano una grande interpretazione d’insieme…A tratti commuove, perché dal suo abissale profondo sa toccare le giuste cordature come nessun altro…Non tutti fanno domande davanti al suono del buio, anzi ne rifuggono; loro invece i The Marigold lo insegnano, perché il buio, il crepuscolo, la notte fonda non sono solo meramente dettagli temporali, ma sincronici perfezionamenti filosofici di una fantastica vitalità parallela. Questo disco ne è la conferma”
Max Sannella
Mescalina.it

Amaury Cambuzat, deus ex machina degli Ulan Bator, si è posto alla produzione di questo lavoro degli italiani Marigold, e ha di certo dato una sua impronta a un disco più che interessante, che spazia dal post-rock al dark fino ad arrivare all’art rock per spingersi ina cuni momenti fino al noise…Un album davvero notevole.
Roberto Peciola
Il Manifesto

“Nato col decisivo supporto del producer Amaury Cambuzat (Ulan Bator, Faust), il disco si muove tra distorsioni, visioni, ombre e tormenti che si mescolano in nove track dall’approccio immediato, diretto e piacevolmente pungente…Un viaggio in un mondo labirintico che si conclude con la splendida title-track: un mini suite di circa dieci minuti dove tutto viene avvolto da drappi di un nero profondissimo, accecante.”
kronic.it

“…i tre abruzzesi affilano le lame delle loro chitarre per creare un sound tagliente e scheletrico… title-track, con i suoi nove minuti di viaggio all’inferno del noise deragliato, A simple reflex to the light con quelle chitarre così sature e Orgy con un noise che va oltre quello dei Sonic Youth della seconda metà degli ’80, soprattutto quando decidono di correre all’impazzata fino a quando trovano un loro equilibrio rendendo il loro sound circolare.”
Kathodic.it

…l’impatto sonoro è notevole, in special modo in brani come “orgy” e “mongolia”, altri brani hanno atmosfere più pacate e questo non fa che diversificare il prodotto finale in maniera positiva.
mi ha colpito soprattutto la linea melodica della voce nonché la voce in se stessa, sempre avvolta da effetti che ne enfatizzano il lato “sinistro”. discreti i testi, tutti in inglese eccezion fatta per “mercury” che è in francese. buona è la qualità della registrazione e l’artwork…
Sonicbands.it

“…atmosfere ipnotiche fanno da contorno all’infinito susseguirsi di cerchi proiettati all’infinito, un temporale che irrompe durante una tranquilla giornata di sole. Molto lavoro sintetico a dettare i tempi di una melodia darkeggiane influenzata da un grunge che esplode in allunghi postrock.”
Rockambula.com

“…di emozioni “Erotomania” ne ha da vendere: già la ripetitiva intro fa capire che questo sarà un viaggio sofferto fatto di lunghe divagazioni, di tempi dilatati senza soluzione di continuità, di poche certezze a cui aggrapparsi qua e là. La successiva “Orgy” è proprio una di queste, quasi monolitica nel suo incedere: lascia perdere le sperimentazioni della seconda parte dell’album per mostrarsi più concreta, palpabile…”
Eutk.net

“…Dotato di una robusta base dal punto di vista compositivo, mostra un carattere inedito ed alternativo alla musica solitamente nota e familiare al pubblico italiano. Voices mostra un arguta sensibilità stilistica, Mercury è misteriosa ed avvolgente, Orgy risucchia nel suo magma sonoro. Erotomania è disco intenso, suggestivo ed ammaliante, che sembra venire da un’ altra epoca e che sancisce il valore di una band musicalmente evoluta.”
beautifulfreaks.org

“Nove tracce di sicuro spessore e sensibilità stilistica compongono l’album…viaggi ipnotici ed eterei trascinano brani come “Dogma” o “Orgy”, sonorità cupe traumatizzate da classici affondi elettrici a riportare in vita sogni proibiti e fragilità sessuali.”
ROCKIT.IT

“…accompagnato da una produzione eccellente…Consiglio vivamente questo cd a tutti gli amanti del genere perché veramente questi ragazzi hanno ancora qualcosa da dire! E dirò di più: dovrebbero esserci più geni come Marco Campitelli nel panorama musicale mondiale, allora si che la musica avrebbe ancora qualcosa da dimostrare e da dire.”
Radioanarchia.tk

“Molto più noiseggianti rispetto al passato, i Marigold ci regalano nuovi brani…Caos lisergico allo stato puro. Teneteli d’occhio.”
erbadellastrega.it

“…Nove brani che si articolano tra frenetiche ritmiche rock, noise ed alternative, per passare a tranquilli momenti al limite dell’ambient…La parola giusta per definire questo album è proprio visionario, ci sono divagazioni che riescono a prendere, pur non essendo di facile lettura, composizioni intricate, un cantato che rispetto agli strumenti è messo in secondo piano.”
Noizeitalia.com

La produzione di Monsieur Cambuzat è molto elegante e priva di sbavature e dona al lavoro un mood cupo come nella bellissima “Mercury”. Un bel lavoro che pone i Marigold tra i migliori esponenti del genere in Italia.
doremilla.org

“Erotomania, primo album sulla lunga distanza, duro ma, al tempo stesso, variegato: rock, certo (noise ed alternative), ma anche ambient e new wave. Esaustivo della molteplicità della proposta è il momento, più o meno centrale nel disco, quando, dopo il finale duro e distorto di “Dogma”, arriva “Mercury”, brano totalmente differente, quasi rilassante, al punto che sembra appartenere ad un’altra band. Niente affatto, i Marigold sono tutto questo, ed anche altro.”
Musicmap.it

Tornano i Marigold con la loro musica disturbata e colma di passione. Tornano con un disco ricco di interventi di musicisti come Umberto Palazzo (Santo Niente) e con uno spessore compositivo ancora più definito e dall’impatto devastante…La crescita della band si concretizza in un songwriting più compatto ed omogeneo, dove le ritmiche si ripetono incessantemente e le liriche scandiscono con la stessa tensione un incedere cantilenante”
KDcobain.it

“Un album completo e carico di spunti per il nuovo panorama musicale italiano…Un mix di poesia, romanticismo, sperimentazione sonora e vibrazioni energiche di chitarre e batteria.
Alla radio.org

“Erotomania”, prodotto da Amaury Cambuzat di Ulan Bator e Faust, si muove fra post-punk, dark-wave abrasiva e noise-rock, con un bel muro chitarristico alternato a momenti di quiete, ed armonie depressive.
Rosaselvaggia.com

Produzione discografica sincera e difficilmente collocabile sul piano musicale, suonata con efficacia e prodotta con grande cura, “Erotomania” si presta a soddisfare e contaminare i palati di più categorie di appassionati di alternative rock. Il Karma Camaleonte
spilambertonline.it

“I tre abruzzesi, avvalendosi anche del supporto produttivo di Amaury Cambuzat degli Ulan Bator e dell’intervento alla chitarra di Umberto Palazzo dei “Santo Niente” nel pezzo “Dogma”, confezionano un disco Dark nel senso letterale del temine, oscuro ed inquietante, ed in effetti anche abbastanza erotico per il modo in cui esso viene porto agli ascoltatori…
metallized.it

“Un lavoro accurato, preciso e musicalmente energico, maturo e dalle sonorità complesse e nuove, grazie anche all’apporto di uno dei migliori produttori della scena alternative italiana…Un progetto pieno e corposo, movimentato e allo stesso tempo riflessivo, che avrà sicuramente molto successo soprattutto all’estero, per l’intensità dei suoni da esso veicolati.”
Reportonline.it
…insomma, questo “Erotomania” è un disco pieno di risorse e per questo difficilmente collocabile all’interno di un ‘genere’ ben definito: un merito che i The Marigold dovranno sfruttare al massimo anche per il futuro, che si prevede ricco di soddisfazioni. Vi invito ad ascoltare questo trio, finalmente un vero gruppo ‘alternative’ italiano in un mare di pseudo-fenomeni…
darkroom-magazine.it

“Comincia evocando i fantasmi diafani dei Sigur Ros, questo “Erotomania”, debutto sulla lunga distanza degli abruzzesi The Marigold (dopo il promettente e.p. “Divisonal” del 2004). E continua all’insegna del dark sound più viscerale, delle chitarre elettriche toccate con delicatezza, delle urla strazianti (“Orgy”), dei paesaggi brumosi e tesi al confine tra post-rock e psichedelia moderna…“Dogma” un piccolo manifesto della frustrazione sonora, una litania funebre circolare che fa del feedback e del noise un approdo quasi obbligato. “Mercury” parte dalle punteggiature di elettronica per dar forma ad una composizione dal respiro romantico…“9%” sperimenta percussioni ed effetti bizzarri di chitarra, prima dei nove minuti finali della title-track, dilatata invocazione mantrica…un songwriting certamente superiore alla media, che raggiunge le sue vette più alte quando la forma canzone sale allo scoperto, incastonata in una efficace struttura psichedelica pregevolmente dilatata.
Silentscreamwebzine.com

“…I nostri, forti della produzione di Amaury Cambuzat (Ulan Bator) si rivelano una vera sorpresa che annaffierà di pioggia triste e melanconica questa estate afosa…Le atmosfere si rivelano quindi cupe e drammatiche (“Diade#2”), con lo stridore delle chitarre che rende quel sapore noise (“Orgy”) che impreziosisce le composizioni riscattandole dalla eccessiva pesantezza imputabili ai momenti più dilatati ed angoscianti (“Mercury”). Oltre alle qualità musicali è importante notare che l’album si presenta bene, l’artwork è curato e prodotto con professionalità.”
dagheisha.com

“…Un impasto ossessivo (è il caso di dire – Orgy), oppure anzi soprattutto in un malanimo caliginoso e asprigno, avendo però l’accortezza di caracollare & tremolare tra cigolii visionari(vedi l’impetuosa A Simple Reflex To The Light, o quella Dogma che si avvale della ulteriore chitarra di Umberto Palazzo dei Santo Niente)…Va detto però che altrove lo scenario cambia e parecchio, come quando in Mercury un passo robotico e le elucubrazioni elettroniche scomodano i primi scapestrati Notwist (e un po’ anche gli Air, ma vieppiù per il cantato in francese), così come sconcerta la deriva esotic/psych tra djembee synth iridescenti di 9%. Va detto però che la tazza di the (avvelenata) dei Nostri sembra essere principalmente quella turgida & scorticata di Mongolia con l’e-bow senziente di Cambuzat e uno xilofono a pettinare il middle eight) e di quella title track che chiude il programma col delirio guizzante di flauti e una foga corrusca …Teatrali e ombrosi come si conviene al genere, ma soprattutto convinti fin dentro le ossa. Aspettiamoci del buono in futuro…”
Sentireascoltare.com

“…i The Marigold hanno dato vita ad un full-lenght ragionato ed alquanto competitivo, sia per le soluzioni adottate nei nove capitoli composti, sia per la collaborazione importante con Amaury Cambuzat. La registrazione forse si sarebbe potuta rendere più incisiva ed avvolgente, così da mostrare a pieno le potenzialità del three-piece abruzzese, ma Erotomania costituisce un lavoro più che dignitoso per una band del panorama nazionale che si è già attivata a livello live su scala europea.”
Rockline.it

“…in bilico tra alternative, dark e noise, un sostrato musicale arricchito dalla voce coinvolgente di Campitelli, la band lancianese sa davvero il fatto suo. E lo dimostrano i numerosi live dell’Erotour che ha toccato anche Slovenia e Austria e che a marzo li porterà in Francia…”
hermesmagazine.it

Affascinante amalgama di asperità metal, levità post-rock, tanta energia hardcore e trambusti noise, risulta appassionante e intenso quel che basta per meritare diversi compiaciuti ascolti. Erotomania, infatti, è un deflagrante uragano di combinazioni noise alternate a silenzi e guidata da un basso distorto, carico e pienamente integrato alla ritmica dinamica e incessante. Davvero fascinoso.”
audiodrome.it

“…Al secondo lavoro i Marigold trovano la chiave di volta, l’intersezione tra la psichedelia e la new wave, affondando l’acceleratore sulla strada del dark rock in pozzanghere noise. Le liriche sono pugnalate al cuore morente di ogni giorno: “Today I died / when I’ve met myself / and the sky become like the color of the soul/ but we never smile…” (Mongolia).”
losthighways.it

“… L’album Erotomania non manda un messaggio molto positivo ma per gli appasionati del genere è di un dark che più dark non si può.
I ragazzi pestano giù duro e hanno pensieri cupi come dimostrano testi quali Mongolia: “Today I die/when I’ve met myself/and the sky become like the colour of the soul” e Dogma:”I am old and dusty/and so sad”. Ottimo lavoro! Ma su con la vita.
Pillbox.it

Strano destino quello di The Marigold, trio abruzzese composto da Marco Campitelli (voce, chitarra, tastiere, samples), Stefano Micolucci (basso e djembè) e Giovanni Lanci (percussioni), ormai attivo da qualche anno e conosciuto più che in patria in Francia, ove ha tenuto una serie di concerti ed è entrato in contatto con importanti artisti del fervido underground transalpino. Due esempi possono essere sufficienti a dimostrare la credibilità della band in Francia: la partecipazione di Campitelli alla seconda delle limitatissime compilation “Fugues” – accanto a nomi del calibro di Port Royal,Balmorhea, Part Timer, Epic45- e la fattiva collaborazione apportata al loro secondo lavoro niente meno che da Amaury Cambuzat (Ulan Bator , Faust), artista a sua volta quasi di casa in Italia, come testimoniato da ultimo nell’interessante lavoro di L’Enfance Rouge
Accostamenti e collaborazioni possono già essere sufficienti a delineare le coordinate entro le quali si muove la band, che prevedono robuste strutture elettriche incentrate su chitarre liquide, impetuose e talora dissonanti e visionari frammenti melodici dai contorni oscuri.
Noise, dark-wave e trame concettualmente “post-“ si fondono senza comprimersi a vicenda, in brani febbrili, a tratti percorsi da spasmi e spunti elettronici ma sempre giocati sul filo di una tensione claustrofobia, incentivata alla perfezione dagli apporti strumentali esterni alla band, che oltre alla costante presenza di Cambuzat (alla chitarra o alle tastiere, nonché alla voce nell’ottima “Mercury”) comprende anche quello di Umberto Palazzo in “Dogma”.
Si tratta di contributi senz’altro importanti, soprattutto per la ricchezza dell’impatto chitarristico dei brani, ma non decisivi, perché in questo lavoro i Marigold dimostrano di aver conseguito un importante equilibrio di scrittura in composizioni in continuo divenire, che anche nei passaggi inizialmente più riflessivi lasciano spazio a incursioni dissonanti il cui incedere è spesso reso marziale da ritmiche asciutte e linee di basso nervose.
La fluidità delle chitarre e le loro distorsioni che sovente scolorano in riverberi e feedback donano compattezza a un impianto compositivo misurato e quasi mai sfociante in un noise esplicito; le tentazioni post-rock sono avviluppate da un’aura oscura dal sapore piacevolmente eighties; le reminiscenze dark evitano con cura pedisseque citazioni di scuola Bauhaus, che pure ricorrono con discrezione in lontananza.
Su questi tre elementi principali si svolge un album nel quale è piacevole ritrovare sonorità note (dagli Slint ai Massimo Volume), proposte con gusto e freschezza e con un piglio deciso che, fortunatamente svincolato dall’urgenza di impressionare a tutti i costi, ben lascia sperare per il prossimo lavoro, previsto entro l’anno in corso.
Raffaello Russo
ONDA ROCK

FRENCH REVIEWS
“…Les ambiances lentes et glaçantes se multiplient sur ce disque qui cultive aussi les clins d’œil. Outre une chanson en français (avec Mercury c’est Beaudelaire qui ne laisse pas passer la lumiére) le titre Mongolia est une ligne de fuite vers l’univers d’Ulan Bator la capitale à plus d’un titre ici. Avec The Marigold les guitares sont puissantes et noires, elles ne se grimment pas pour être en noir, elles le sont. Erotomania n’est pas un disque charnel, il est bestial. Ce serait le disque d’un animal bléssé qui l’œil encore vif mordrait tout sur son passage, non pas comme un acte violent, mais comme une façon de lier les chaires. Comme ils disent si bien à la fin de ce disque, dance sur ma douleur de toutes les façons nous mourrons tous. Puissant.” Gerald De Oliveira
a decouvrir absolument.com

“…Après un premier titre servant de mise en bouche à l’album, on comprend rapidement que le nom du disque n’a pas été choisi pour son rapport à l’amour, mais plus pour sa représentation de la maladie, de la déviance. La musique de The Marigold angoisse. Les murs de guitares ne servent ici qu’à assombrir le climat…”
positiverage.com

Ambiance lourde, son claustrophobique rythmé par une batterie martiale, guitare touffue…
La magic Box

“Après une brève introduction au ralenti, Orgy est secouée d’une déflagration, les guitares crissent, voire dérapent, la rythmique est surpuissante…. The Marigold se révèle être un groupe sincère…Et autant le dire, au pays des corbeaux, ils sont rares les groupes qui font preuve d’autant de sincérité….”
autres directions.net

“…noirceur et cold wave oppressante, chant souffreteux et tendu (parfois hurlé), guitares lourdes et noisy, ondulations hypnotisantes et chanson viscérales…Un disque produit par Amaury Cambuzat (Ulan Bator) et donc riche en exigences et tourments…Italian bands, post-something, ofren noisy and experimental, sometimes disconcerting…”
Rock My Days.com

“… le label De bruit & de silence a l’excellente idée de prendre en charge la distribution française d’Erotomania, deuxième album du trio italien, sorti en 2007 de l’autre côté des Alpes en coproduction I dischi del minollo / Deambula Records. Un très grand minuscule événement de l’actualité musicale en France. …fièvre et l’épaisseur, l’art de mettre le trio classique guitare – basse – batterie dans tous ses états…un univers de mélancolie où la colère, pour n’être jamais loin, reste toujours intérieure.
Froggy’s Delight.com

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